Racconto di Natale

C’è vento e i clown bianchi non si vedono quasi.
Li osservo cercarsi disperatamente nella tormenta, girare attorno a grandi numeri neri, cupi monumenti che si innalzano sulla coltre ghiacciata. Gli abitanti di quelle terre, nascosti in accoglienti igloo, non odono le loro voci nel silenzio polare.
Dodici clown bianchi girano attorno a numeri giganti, vagano disorientati alla ricerca di un riparo. Il polo è il quadrante di un orologio con freddi numeri di ossidiana.
Un clown si è nascosto nella curvatura del numero 5, un altro cerca invano conforto nello stretto angolo dell’1.
Pattinatrici argentate saltano giù dalle pareti dell’8, che racchiudono cortili segreti. La presenza femminile sembra per un attimo allietare l’atmosfera della fredda spianata circolare.
Il candore dei gonnellini abbaglia i clown più della neve: alcuni, spaventati, si accucciano a terra e cercano di nascondere la testa sotto i loro abiti rigonfi; altri osservano curiosi le nuove arrivate. Solo uno ha il coraggio di avvicinarsi.
Le pattinatrici dispettose cominciano a girare attorno al tipetto un po’ ingenuo per prendersi gioco di lui. Una gli tira la giacca, un’altra gli fa il solletico infilando le manine gelide nel colletto del costume, una terza gli ruba il cappello e scappa. Il clown le corre dietro, ogni tanto inciampa e cade a terra. Si odono risatine.
La pattinatrice, agilissima, sfugge facilmente al suo inseguitore. Il clown la vede sparire dietro alle ore 10, girare attorno al numero vorticosamente e infine lanciare il cappello nello 0, come un pallone nel canestro.
Si odono altre risatine.
Una calda lacrima blu scende dal volto paffuto del clown, congelandosi a mezz’aria. Le pattinatrici smettono di ridere. La più giovane si avvicina, accarezza i capelli stopposi del clown, torna indietro, prende la rincorsa e con un salto acrobatico entra nello zero delle ore 10.
Dopo alcuni minuti eccola fuori, con le mani arrossate che stringono il cappello del clown. Gli altri, che assistevano alla scena appoggiati al numero 9, si sono accorti che la giovane maga dei pattini, facendo il volo, ha rischiato di ferirsi sul muro di pietra tagliente e la ammirano con mal celato stupore.
Il tipetto ingenuo ma coraggioso sorride di nuovo e la saluta; lei, senza tradire emozioni, traccia nell’aria una piroetta e si congeda. Poi raggiunge le amiche che si stanno allontanando. Come corrono veloci! Dove andranno?
I clown restano immobili in silenzio, come strumenti musicali abbandonati. Sembra di sentire una musica: forse è solo il vento che soffia nelle orecchie.
Al centro del quadrante di ghiaccio si apre una voragine scura. Tutte le pattinatrici, una dopo l’altra, si gettano dentro.
Il disco delle ore sta fondendo sul grammofono solare.IMG082

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17 thoughts on “Racconto di Natale

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  1. Sei troppo gentile.
    La meditazione serve a “lasciare andare”, non a fissare pensieri, sentimenti, immagini… non dicevo così per dire. La scrittura è un’altra cosa… comunque quando avrò capito se esiste un rapporto fra le due dedicherò un post al tema, che è in effetti molto interessante. Se la meditazione è un motore, non lo è sicuramente nel senso in cui possono esserlo esperienze di alterazione, artificiale o meno. Non posso spiegartelo, posso solo consigliarti di leggere il libro indicato nel post del 30 novembre.
    E… Buon Natale!

  2. quello che mi incuriosisce è il modo di manifestarsi nella mente di quello che poi viene scritto… io per esempio vedo dei filmati mentali, e sarei curioso di sapere se anche per te è così, oppure se senti nella testa parole che devono essere scritte, oppure è qualcosa di più logico, cioè se parti da un’idea e poi la sviluppi razionalmente…
    mmmh forse non sono stato tanto chiaro, scusa 😀

  3. era da tempo che non leggevo qualcosa di così bello.
    quando ero ancora un bambino avevo pensato di conservare sulla carta i miei sogni. Ma dopo aver scritto del primo non ne ho più avuti. chissà perché.

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