qualche pensiero sull’onda di "Vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi

Da tempo ho l’impressione che, a fronte di tante conquiste legali, materiali e sociali, l’autocoscienza femminile sia regredita o si sia quantomeno assopita.

Forse certi “materialisti”, concentrati sui “fatti nudi e crudi”, mi tacceranno di psicologismo o mi accuseranno di non apprezzare i risultati per i quali le nostre madri hanno combattuto e di cui la mia generazione può oggi beneficiare, ma ho la sensazione che troppe donne non stiano “ripassando la lezione” nè progredendo nella conoscenza di sè attraverso una personale e necessaria ricerca interiore;

tale processo è necessario a tutti gli individui, ma al nostro genere di più – dato che deve ricrearsi un’identità e un mondo (…mi dico: dato che va fatto, facciamolo fino in fondo!).

Pur augurandosi che il problema della proliferazione di clichè sulla femminilità, così evidente a livello di rappresentazione e (purtroppo) autorappresentazione mediatica, sia nella realtà quotidiana meno opprimente, appare difficile non riconoscere le ricadute che l’immaginario ha sul reale; è la storia stessa ad insegnarcelo, e a indurci a non sottovalutarle.

Anche se si trattasse di una mera questione di rappresentazione ed autorappresentazione della donna, poco fondata o scarsamente incidente sulle reali dinamiche sociali, sarebbe necessario intervenire, limitare per tempo la loro influenza, e guadagnare terreno proponendo modelli più sani e felici dell’essere umano donna.

Le immagini e le parole del femminile vanno rinnovate, arricchite, ridefinite, se non corrette. La Marazzi lo fa, con urgenza sia etica che estetica. A “Vogliamo anche le rose” mi sono letteralmente abbeverata, un desiderio che da tempo mi assillava ha trovato la sua sorgente fresca.

Io se potessi quel découpage me lo riproietterei in testa, le scritte e le parole me le rivedrei molte volte, seduta comoda su una poltroncina del mio cinecervello :D.


foto dal sito ufficiale del film: www.vogliamoanchelerose.it

Forse noi donne  siamo potenzialmente più motivate a fronteggiare i fenomeni di regressione spirituale, ovvero il rifiuto ad agire nell’ambito più importante della vita, quello interiore, dell’intimità con se stessi. Dobbiamo recuperare tutto un linguaggio, però… e la Marazzi ci riesce.

Dal sollievo quasi fisico che ho provato nel sentirlo di nuovo vivo e indispensabile, mi accorgo che ci siamo lasciate alle spalle strumenti ancora utili, categorie di pensiero che andrebbero ritrovate, rifondate, precisate, ridiscusse. “Vogliamo anche le rose”, muovendosi sul doppio binario della ricerca d’archivio e della creatività visiva raggiunge esiti altissimi in questa riformulazione, realizzata  attraverso l’incontro fra epoche diverse della femminilità”.
Attraverso questo scavo nel passato ho ritrovato un po’ di terra sotto i piedi.

Un timore spesso mi assilla: quello di ricadere io stessa, inconsapevolmente e inevitabilmente, nei linguaggi che Barthes definisce “encratici” (ovvero “che si delineano alla luce (o all’ombra) del Potere, dei suoi molteplici apparati statali, istituzionali, ideologici”). Per sbarazzarsene ci vuole grande consapevolezza, molto lavoro, molte Marazzi…

ioinesteso – un post sull’argomento:

 
“In tale prospettiiva l’immaginario appare come magazzino simbolico a cui attingere per dare senso alle identità, per elaborare le rappresentazioni sociali con cui misurarsi nella quotidianità. I mutamenti che investono tale sfera sono destinati ada avere ripercussioni profonde sull’assetto complessivo di un dato contesto sociale. Se è plausibile che l’ordine del possibile sia scandito dalle sequenze delle immagini a disposizione per pensarlo, è altrettanto plausibile guardare alla storia delle discriminazioni etniche, di genere e di classe come storia delle immagini mancate. La metafora più appropriata per proseguire questa esplorazione dei margini è quella dell’immagine rubata.”
 
Anna Lisa Tota, “Inquinamento visuale e sostenibilità dell’immaginario” in “Gender e Media”, p. 24.
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14 thoughts on “qualche pensiero sull’onda di "Vogliamo anche le rose" di Alina Marazzi

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  1. sto leggendo le ultime poesie di giulia di seta, mi viene da piangere…in sottofondo la voce di Hubèrt Rapisardi, che ho avuto la fortuna di registrare…

    oh, Cate, quanta sofferenza, quanta bellezza!

  2. Cate, mi sono permessa di girare questo tuo post ad alcune amice. Devono leggerlo!
    x Marty-Soursinger: Orlando è un’ottima lettura, assolutamente obbligata direi!! Love

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