Un mandarino – il dharma spiegato ai bambini

“Bambini, dopo aver sbucciato un mandarino, potete mangiarlo con consapevolezza o distrattamente. Cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza?

Mangiando un mandarino, sapete che lo state mangiando. Ne gustate pienamente la fragranza e la dolcezza. Sbucciando il mandarino, sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, sapete che lo state staccando e portando alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Il mandarino che Nandabala mi ha offerto aveva nove spicchi.

Li ho messi in bocca uno per uno in consapevolezza e ho sentito quanto sono splendidi e preziosi. Non ho dimenticato il mandarino e così il mandarino è diventato qualcosa di molto reale. Se il mandarino è reale, anche chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino con consapevolezza.

Bambini, cosa significa  mangiare un mandarino senza consapevolezza? Mangiando un mandarino, non sapete che lo state mangiando. Sbucciando un mandarino, non sapete che lo state sbucciando; staccandone uno spicchio e portandolo alla bocca, non sapete che lo state staccando e portandolo alla bocca; gustando la fragranza e la dolcezza del mandarino, non sapete che ne state gustando la fragranza e la dolcezza. Così facendo, non potete apprezzarne la natura splendida e preziosa. Se non siete consapevoli di mangiarlo, il mandarino non è reale. Se il mandarino non è reale, neppure chi lo mangia è reale. Ecco cosa significa mangiare un mandarino senza consapevolezza.

Bambini, mangiare il mandarino con presenza mentale significa essere davvero in contatto con ciò che mangiate. La vostra mente non rincorre pensieri riguardo a ieri o domani, ma dimora totalmente nel momento presente. Vivere con presenza mentale e consapevolezza vuol dire vivere nel momento presente, con il corpo e la mente che dimorano nel qui e ora.

Chi pratica la presenza mentale vede nel mandarino cose che altri non vedono. Una persona consapevole può vedere l’albero, le gemme primaverili, il sole, la pioggia che hanno fatto crescere il frutto. Guardando in profondità, si vedono le diecimila cose che hanno reso possibile il mandarino. Guardando il mandarino, una persona consapevole può vedere le meraviglie dell’universo e come tutte le cose interagiscono fra loro.

Bambini, ogni giorno è un mandarino. Come un mandarino racchiude gli spicchi, ogni giorno racchiude le ventiquattro ore. Ogni ora è uno spicchio. Vivere tutte le ore del giorno è come mangiare tutti gli spicchi. La via da me trovata è quella del vivere ogni ora del giorno in consapevolezza, la mente e il corpo sempre presenti ad ogni momento. Il contrario è vivere nell’inconsapevolezza. Se viviamo con la mente distratta, non sappiamo neppure di essere vivi. Non sperimentiamo la pienezza della vita, perchè la mente e il corpo non vivono qui e ora”.

Thich Nhat Hanh, Vita di Siddharta il Buddha, Ubaldini, pp. 90-91.

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8 thoughts on “Un mandarino – il dharma spiegato ai bambini

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  1. Se è cattivo va comunque contemplato… quando cominci a praticare la consapevolezza diventa meno rilevante se ciò che contempli è piacevole o spiacevole, ciò che prevale è un interesse conoscitivo (non freddo, ma affettuoso) nei contronti dell’osservato, interno o esterno che sia.
    Naturalmente c’è una bella differenza fra un mandarino cattivo e accadimenti seriamente spiacevoli, che non è consigliabile contemplare direttamente, soprattutto se la propria pratica è giovane… sarebbe come attraversare a nuoto il tratto di mare fra l’Elba e la Corsica senza essersi allenati a sufficienza.

  2. ciao! è un po’ lungo da spiegare qui… te lo riassumo in maniera sintetica:

    – ho letto “La tranquilla passione” dell’insegnante di meditazione vipassana Corrado Pensa, che mi ha conquistata sul piano concettuale… è stata una sorta di folgorazione. Lo definirei un libro-ponte fra Oriente e Occidente.

    – ho approfondito leggendo altri lavori dello stesso autore e di altri. Anche testi “tecnici” su come meditare (per. es “Meditazione seduta? Provate!” di D. St.Ruth).

    – ho cominciato a praticare meditazione di consapevolezza (vipassana) con un gruppo (una volta alla settimana) e quotidianamente da sola.

    -ho finalmente compreso anche intuitivamente i testi che mi avevano appassionata concettualmente! :-))

    – tramite amiche meditanti (caso strano, quasi tutte allieve proprio di C. Pensa e praticanti da decenni – mi sono procurata cd dei suoi discorsi, tenuti durante ritiri o durante gli incontri settimanali con il suo gruppo (insegna a Roma). Li ascolto spesso.

    – ho avuto un’esperienza (la prima) di ritiro meditativo

    – continuo a sedermi quotidianamente in meditazione e a praticare informalmente il metodo della consapevolezza, con fiducia e ricominciando sempre.

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