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Sul muro del Giardino S. Rosa, sulla cabina dell’Enel di Ponte all’Indiano, sulle pareti esterne di una scuola abbandonata della Via Bolognese vecchia… a Firenze è possibile trovarli un po’ ovunque.

Sono piccoli, grandi, a volte immensi murales, in bianco e nero o a colori. Sono i lavori di RUN, street artist e illustratore, che vive e lavora a Londra, dove ha il suo studio, ma ha iniziato a ‘disegnare” la propria identità a Firenze: “a Firenze è stato abbastanza facile farmi conoscere, forse perchè le mie cose rompono molto con l’arte che è c’è.

Credo di aver iniziato a Firenze quello che, più tardi, è stato RUN”. Sue tracce inconfondibili – “esempi di arte pubblica”, come preferisce definirli – sono sparsi per il mondo, dall’Albania alla Srylanka (basta dare un’occhiata al suo sito: http://www.thedownhill.org).

Luoghi privilegiati di creatività: muri urbani, aree abbandonate e, in generale, contesti di fermento controculturale (centri sociali, case occupate); ma anche bar e negozi di abbigliamento che lo contattano desiderosi di un “restyling” unico. Fra le collaborazioni Pitti Uomo 2007. Importanti contributi sono o erano visibili nei contesti underground fiorentini, Elettro+ (ora smantellato) e Gingerzone: “la collaborazione nasceva perchè la gente sapeva che, con le mie pitture, avrei potuto cambiare i luoghi, dar loro un’identità, personalizzarli. Erano gesti di ribellione, di appartenenza a movimenti liberi e colorati”.

Non movimenti organici, quanto piuttosto un sottobosco di individualità agenti in una “Firenze dove si vive troppo bene, allora la gente un po’ si assopisce e non lotta troppo”. I soggetti? Pesci di tutte le forme e dimensioni, animali ibridi, volti e catene di volti (sereni, sognanti, arrabbiati, urlanti), corpi metà umani metà animali, simili a divinità e con enormi mani “un po’ copiate a quelle dei santi che parlano a Dio”. Ricorrente è il motivo dell’acqua, dove le sue creature metropolitane, angeliche e infernali, affiorano o s’immergono.

Ciò che interessa a Run sono “gli esseri umani, la comunicazione tra essi, l’azione, la danza, le razze, i colori, la bellezza, l’evoluzione e la mutazione, l’orrore”. E quando gli si chiede cosa lo ha spinto a scegliere i muri, dà una risposta inaspettata, in tempi di internet e social network, ma verissima: “la società ha una comunicazione collettiva che non si puo’ fermare, neanche se Berlusconi fà un decreto contro i graffitari.

La gente scrive sui muri: W MILAN, Chiara ti amo, io e te 3 metri sopra…e W la …eccetera. Ragazzi ma anche gli adulti, per ignoranza o per informazione, per sfogo o per rabbia, o per politica. E’ un’abitudine antica, credo che anche nel Rinascimento la gente usasse farlo, magari con il carbone o il sangue di capra”.

Sebbene si sia trasferito a Londra – dove la vita è più dura ma le possibilità di azione e confronto nel campo dell’arte enormemente più vaste – di Firenze dice: “sembra strano dirlo da qui (da Londra) ma c’è un sub strato underground che si muove, un network di persone che si “autosostiene”. Questo non deve far paura, è colore nelle tubature della citta”.

l’articolo sul Corriere Fiorentino

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