“Verde que te quiero verde” – un altro esempio di “public art”!

Verde que te quiero verde.

Verde vento. Verdi rami.

La nave sul mare

e il cavallo sulla montagna.

Con l’ombra alla vita

ella sogna alla sua balaustra,

verde carne, chioma verde,

con occhi d’argento gelato.

Verde que te quiero verde.

Sotto la luna gitana,

le cose la stanno guardando

ed ella non può guardarle.

F. Garcia Lorca

Sabato 23 maggio passeggiavo attorno a S. Ambrogio assieme ad L, quando ci siamo trovati nel bel mezzo di un quadro:

Piazza Ghiberti – spianata insolitamente (e piacevolmente) fuori misura per una città come Firenze – era diventata una tela colossale, disseminata di disegni verdi e bianchi in gesso.

Sembravano interventi distinti l’uno dall’altro, e in parte era così, ma su tutti dominava un albero gigante, con la base del tronco piantata all’inizio della piazza e i rami più alti che arrivavano quasi sotto la sede di Dada.

Camminando, dovevamo fare la gimcana fra i gruppetti di gente accucciata con l’aria piuttosto entusiasta di fronte ad una delle rare occasioni per dare pubblico sfogo alla propria creativitUn à. impulso, un’esigenza con radici antiche, della quale anche il graffitista Run mi aveva parlato in un’intervista, dalla quale era scaturito poi un articolo per il Corriere Fiorentino…*

Qua e là i mucchi di gessetti bianchi e verdi  erano stati presi d’assalto dai pittori-passanti.

Una volta raggiunti gli ultimi rami dell’”albero della vita” anch’io, presa da raptus incontenibile, ne ho fatto scorta per dar vita ad una sirena dalle dimensioni stellari… i capelli che tendevano ad allungarsi all’infinito, perché lo spazio sulla ‘tela’ non terminava!

Una continua tentazione a espandersi, a trascinarsi dietro le proprie tracce.

L, esperto pescatore, ha disegnato le squame sulla coda della maxi sirena, mentre io  – in uno stato di beata ipnosi – prolungavo un ciuffo della chioma fin sotto il campo di bocce.

Purtroppo non avevamo con noi la macchina fotografica e dell’impresa non esistono testimonianze.

Dopo un po’ che operavamo appassionatamente, interrompendoci di tanto in tanto per sorseggiare una bibita, si è avvicinata a noi una signora per spiegarci che si trattava di un’iniziativa chiamata “Verde que te quiero verde” (neanche a farlo apposta una delle mie poesie preferite, la “Ballata Sonnambula” del grande Federico Garcia Lorca!) che prevedeva la trasformazione di Piazza Ghiberti in un grande prato verde, con il libero coinvolgimento di chiunque vi si trovasse a passare.

Promotori Alessandro Galvan, Anna Necolau, Anca Albu, Dora Ragusa, Patricia Glauser e Raya Farhat, allievi del Corso di Public Art, tenuto da Vittorio Corsini all’interno del master di arti visive della LABA (Libera Accademia Belle Arti di Firenze).

Qui sotto un’immagine del loro titanico lavoro, iniziato alle 11 della mattina per protrarsi fino a pomeriggio inoltrato!

(Caterina Pardi)

_DSC5378

ps alla fine ci hanno regalato un fagiolo augurale… la pianta a quanto pare era un’enorme pianta di fagiolo

* corriere fiorentino

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: