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Ecco il mio racconto per il gioco di scrittura organizzato da Zop, dal titolo “Vite da precari” (zop.splinder.com)

Precariato subacqueo

Era fatta di squama vera, la sirena, ma affannata dalla nullafacenza decise di far fagotto e farsi finta, per non essere affettata e venduta in un flash al mercato del fish.
Per evitare fattacci si era fatta nuove fattezze: dalla fattrice una coda da fantoccio, dal falegname una roccia di legno di buona fattura. Si era fatta fare dal fattore un mare di fatato cartone, con pesci, molluschi, colleghe fattone. Per fortuna sua nonna era insegnante, così si era anche fatta fare lezione per fare la fatidica cantante. Contenta fattrice, già annusava un suo fat(t)iscente profumo (“scent of fatti”). Nella fattispecie, però, si accorse che nessuno la faceva fare cose di tal fatta, benchè fossero fattibili. In fasi in cui il fare non si faceva… che fare? Cantava, all’inizio, solo per fare e per far fare… ma, sfatta sul da farsi, disfece la sua fatua veste di fattucchiera. Infattibile fu il mestiere, ma l’assenza di fatti (e di fatturare) l’aiutò a fare: per conoscersi effettivamente cominciò a far canto internamente e lo sfarfallio del suo fare cominciò fattivamente a illuminare.

Image for Vite da precari/Precariato subacqueo (per Zop)

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