Tag

,

Essere straniera nella propria terra, città. Vivere senza prendere mai l’accento: elementari, medie, liceo, università, sole o pioggia. Essere straniera, senza spie evidenti a rivelarlo.Un “essere altro” in sordina, solo in parte inconsapevole: lo definivi “retaggio adolescenziale“, ma te lo dicevi solo quelle volte che ti sentivi giudicata, e ti giudicavi. Per lo più accantonavi il tema… invece l’intuizione era giusta! Il tuo profilo identitario, culturale, era ed è effettivamente un altro.

La questione è legata a terre ignote di cui padre e madre ti hanno parlato poco, i nonni appena di più – ma sono immagini sparse, non mondi. Non sono quei mondi ai quali collegarsi con l’accento, con la lingua o il dialetto, attraverso un periodo di residenza anche breve. Sono ombre, indizi, espressioni insufficienti a ricostruire un luogo.

Senza questa macroscopica differenza – “io ho un’altra lingua madre“ – come ritrovare il linguaggio del proprio sentire? Ci si limita a non usare quello della propria terrà/città, sostituendolo con un parlato epurato, non privo di qualche stravaganza. Questo perché l’accento locale non rappresenta affatto il proprio modo di sentire/interpretare.

Allora va trovato/ricreato un altro linguaggio, che non è un sottocodice intellettuale ma la lingua delle proprie radici, lontane e poco conosciute.

Ti puoi riconoscere a volte in uno scrittore o in un poeta emigrato. Ma l’emigrato si sa diviso in due, chi invece come te è nato in un certo luogo da persone che non appartenevano ad esso è in una situazione meno dicotomica, più indefinita.
Non conosce gli ambienti di provenienza dei genitori, non li ha vissuti, però assorbe senza accorgesene la loro cultura sentendo come estranea quella ospitante. È una diversità non radicata, una diversità mentale/valoriale/caratteriale senza radici dirette, senza una lingua a testimoniarla, e tuttavia incrollabile.

Ti accorgi adesso di tutto questo, quando per te conta sempre meno: la percezione della forte, sostanziale, somiglianza psicologica fra le persone, che va oltre le diversità specifiche, ha il sopravvento. Anche questo atto di consapevolezza è giusto.

Annunci