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Me lo sono ritrovato stamattina aprendo il mio profilo e subito sono stata poco convinta dell’utilità del pulsante “non mi piace” di Facebook.

Perchè aggiungerlo? Se qualcosa non è gradito basta lasciarlo andare, non dargli seguito come finora si è fatto. Oppure evitare il “mi piace” e dissentire commentando.

La presunta capacità del “non mi piace” di innescare discussioni produttive mi pare infondata: anche senza il nuovo tasto si è sempre dibattuto senza problemi e un “no” iniziale come può avvantaggiarci? Creerà solo un clima di avversione, dato che gli utenti – chi più chi meno – si identificano spesso e volentieri con quanto condiviso, sia esso parola, immagine o altro.

Concordo con l’idea che sui social, oltre a stilizzarci in pose migliorative, tendiamo ad autocensurarci di più, a una maggior circospezione che può sfociare in  atteggiamenti di simulata morbidezza. Ma questa “cura non-mi-piace” contro fenomeni di “socialità inautentica” rischia di far ammalare il paziente, fomentando viceversa l’antisocialità.

Se davvero sono stati gli utenti a richiederllo mi sento di dir loro che la nostra mente è già giudicante, alterna fin troppo i “mi piace” ai “non mi piace” senza che neanche ce ne accorgiamo (sotto la soglia dell’attenzione dunque); non ha certo necessità di un training in questo senso!

La vera frontiera cognitivo-spirituale, dopo la scolarizzazione e la laicizzazione di massa, non è tanto lo spirito critico, quanto un’apertura della mente verso una dimensione di equanimità. Roba grossa che non pretendo venga perseguita da tutti, ma almeno evitare di peggiorare… se po’ fa!

Ah, comunque: pare che le ragioni di questa scelta siano di tipo economico.

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