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Nella cassetta degli attrezzi di categorie e concetti cerco di inserire quelli che mi appaiono più utili e pregnanti a descrivere e investigare una dato tema.

Non sempre il contesto dal quale tale “estrazione” di concetti viene effettuata è abbracciato in toto. Non è detto.

Ogni milieu filosofico-spirituale-culturale-artistico (e scientifico ovviamente, anche se per limiti di formazione personale posso frequentarlo solo nella sua traduzione divulgativa) può contenere in sè un efficace strumento per il lavoro di ricerca, sia che si tratti di ricerca individuale che di un lavoro inquadrato all’interno di un’istituzione.

E’ come se tale scelta degli “attrezzi del mestiere” fosse guidata da una miscela di necessità e  fiducia che porta a scegliere gli strumenti “giusti”, sempre con rispetto e riconoscenza per il contesto da cui essi vengono “estratti”. Sempre, il più possibile, con un vivo senso dei propri limiti ma anche delle proprie potenzialità.

Ad esempio pensavo a un termine come “cultura del lavoro“, utilissimo per parlare dell’Italia – paese ricco di cultura e, da Costituzione, fondato sul lavoro.

Il lavoro, che occupa gran parte delle nostre vite, è un modo di vivere e soprattutto di essere – non più soltanto un mezzo per auto-conservarsi.

Attualmente nel mondo dei lavoratori si assiste a una sorta di bipartizione: chi è cautelato in maniera meticolosa da ogni rischio di perturbazione economica e chi naviga in solitaria fra i flutti del Mercato.

Il problema è che l’essere umano non riesce a dare il meglio di sè nè in situazioni di eccessiva protezione – basti pensare ai tanti esempi di inefficienza nel pubblico impiego – nè in un clima di accentuata instabilità, dove la stessa sopravvivenza del lavoro sia messa di continuo in discussione (basti pensare al precariato… giovanile?).

E’ qui che interviene il concetto di “via di mezzo“, che “estraggo” dal milieu spirituale buddhista (e dalla cultura popolare) e mi pare assai pregnante. Quando Siddharta Gautama abbandonò l’agiata vita di corte e si dedicò a una pratica caratterizzata da intense privazioni si rese conto di questo: nè il lusso di cui aveva goduto nè l’ascesi estrema costituivano condizioni praticabili, condizioni sulla base delle quali continuare la sua missione di sviluppo coscienziale.

Con “sviluppo coscienziale” si intende qualcosa di molto ampio ed estendibile ad ambiti più specifici, anche all’attività professionale nel mondo definito post (-post) moderno.

Come fa notare in molti suoi scritti Corrado Pensa, noto maestro di scuola buddhista theravada, fortunatamente la saggezza (proveniente dalle più svariate fonti, spirituali e non) ha come caratteristica quella di non essere settoriale, di poter quindi  migrare attraverso contesti differenti della vita.

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