lungomare

Avevano giocato per ore e l’aria salmastra cominciava a incollarsi alle guance. Gian Maria raccolse un sasso grigio, levigato, leggermente schiacciato. Uguale ad altre migliaia: riempiva precisamente il palmo della sua mano. Se lo mise in tasca. Poi lo ritirò fuori per dargli un”altra occhiata.

Il sasso non conosce la voce del mare, vive di silenzio; di una corrente sottile che si insinua nel caos sonoro dei viventi.

Diventa allegro quando risuona contro altri sassi.

Diventa mobile quando frana, sibila, rompe l’acqua.

Diventa allegro se lo impili per farne torri ornamentali: i più grandi in fondo, a metà i medi, i piccoli in cima. Sono le torri di sassi che trovi quando arrivi in barca sull’isola di E. o quando, già là, percorri i sentieri scoscesi verso il mare, sorprendendole alle spalle.

Dai propri simili, dagli animali e persino dalle piante Gian Maria imparava ogni giorno qualcosa: a farsi le radici, a comprendere la bellezza, a dare frutto alle intenzioni, a prendere parte a un ciclo vitale che non finiva mai di stupirlo, con i suoi infiniti modi di proliferare. Un movimento a cui il mondo minerale appariva  estraneo. Sobbalzante nella tasca il sasso sembrava star là a confermarlo, insegnante di nulla.

Francesco, vedendolo immobile sulla riva, lo raggiunse con un sasso in mano. Più piatto e sottile del suo.

– Facciamo una gara… –

disse.

dal sito: http://photo.net/photodb/photo?photo_id=10528875
dal sito: http://photo.net/photodb/photo?photo_id=10528875
Di lancio in lancio, di rimbalzo in rimbalzo, l’ora della cena si avvicinava. L’umidità aumentava e il sole cedeva, finchè i due ragazzi non riuscivano quasi più a distinguere i sassi dal grigio orlo dell’acqua.

Poco lontano alcuni sconosciuti coetanei, vestiti per la sera, finivano di allestire un falò.

Sudato, dopo averne lanciati chissà quanti (ed era in  vantaggio di due rimbalzi!), fu un lampo ricordarsi dell’unico sasso rimasto. E Gian Maria capì.

Capì cosa bisbigliava il sasso nella tasca. Non era muto nè inetto.

Lo comprese esattamente, come fosse un teorema di scuola o una lingua dimenticata. Capì e fu capace di dirselo solo per qualche istante… non era cosa da poter essere ricordata a lungo.

Ciò che va oltre il gioco quotidiano delle cose visibili può forse essere conservato, o raccontato?

E’ un segreto così segreto da perdersi nell’orecchio di chi l’ha udito.

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magicamente AUGURI

cari blogger & lettori di “Pozioni di parole”,

le feste natalizie dovrebbero rappresentare un momento di degustazione, rilassamento e meditazione…
spero che siano, per tutti noi, anche catalizzatrici di ispirazione!

ispirazione in ogni settore: magia, poesia, lavoro, decorazione di vasche da bagno, preparazione di broccoli al curry, pattinaggio sui tetti, ringraziamento creativo, intrattenimento dei bambini (piccoli e non), stesura di liste di proponimenti per il nuovo anno…
baci stellari

la stregona Katinkawonka e relativo micio nero

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indovinello

Fa paura.
Se gli dai carta bianca smette di ascoltarti e fa quel che gli pare, dalla più piccola cosa alla più grande. Compreso apparire scemo e naif, tipo i “figli dell’amore eterno” di verdoniana memoria.
Ci vuole molta convinzione per diventare suo amico. Molta.
Se lo lasci fare, fa quel che gli pare a lui, ripeto. Da cima a fondo.
Può spaventare, anzi lo fa puntualmente, se gli dai corda. A un certo punto smetti anche di vedere la fine della corda, perchè è diventata infinita.
Salta e scavalca tutto ciò che gli si oppone con gesti imprevedibili. E lo fa senza opporsi.
Stargli dietro è un impegno a tempo pieno.
Se poi cambi idea e finisci qualcosa che lui aveva iniziato il disastro è molto probabile. Di conseguenza quando c’è eviterei di interromperlo a metà di un’azione.
Tutti lo conoscono, tutti o quasi lo frequentano, pochi riescono a stargli accanto a tempo pieno, cosa che comporterebbe non essere più i protagonisti, almeno non nel senso comune del termine.
Quando lo abbandoni spiegagli onestamente i motivi. Comprende e si accontenta anche di una relazione instabile… sarà perchè è lui la relazione.

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l’immagine ((“calderone alchemico con sirena”) non costituisce un indizio 😀

“trans love airways”

(grazie a te
che mi hai invitata al bar
e poi era un altro posto)
 

trecce di lana colorata

intessono un’amaca con vista universo

l’amaca sembra muoversi

ma è l’universo che ondeggia

mani e piedi imparano a conversare

con le radici del mare

blu, amichevoli, ogni tanto irrequiete

non avrei creduto che il mare fosse una pianta

nè di bere caffè blu al mattino

nuotando nella tazza da cui bevevo

che Ganesh si mettesse i miei guanti

e Garuda col pennello nel becco

ravvivasse i colori spenti

Garuda
Garuda king of the birds -18th century painting in the Islamic Museum, Berlin (da http://www.kamat.com)

tuca-tuca 2013

Luca tocca le cose che gli piacciono. Quelle osé in privato, certo. Ma anche fuori ce n’è un mondo.

Tocca con lo sguardo, con un dito o a mano aperta. Tocca tutto ciò che gli piace. Tocca e pensa. Tocca e nomina. Ma se tocca e basta va comunque bene.

mano
mano – da http://www.theclinic.cl

Tocca tutto ciò che di buono c’è, secondo lui – in silenzio. Luca tocca una stoffa, un muro poroso, la superficie liscia del comodino.

Appena sveglio e andando al lavoro, tocca. Negli intervalli rubati e prima di coricarsi. Durante i week end e le vacanze tocca a più non posso.

Tocca quel che può di bello: il seme che sta per piantare, l’orecchio del gatto, il contorno sinuoso di un vaso.

Sono anni che si allena e oramai è un toccatore professionista. Ha anche imparato a toccare cose immateriali, come un odore di gelsomino o il gusto del tè.

A toccare cose immateriali come un pensiero o uno stato di grazia passeggero.

Segue la freccia dell’apprezzamento e risale la corrente meglio di un salmone.

https://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=zI4R_DWgHWA

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