indovinello

Fa paura.
Se gli dai carta bianca smette di ascoltarti e fa quel che gli pare, dalla più piccola cosa alla più grande. Compreso apparire scemo e naif, tipo i “figli dell’amore eterno” di verdoniana memoria.
Ci vuole molta convinzione per diventare suo amico. Molta.
Se lo lasci fare, fa quel che gli pare a lui, ripeto. Da cima a fondo.
Può spaventare, anzi lo fa puntualmente, se gli dai corda. A un certo punto smetti anche di vedere la fine della corda, perchè è diventata infinita.
Salta e scavalca tutto ciò che gli si oppone con gesti imprevedibili. E lo fa senza opporsi.
Stargli dietro è un impegno a tempo pieno.
Se poi cambi idea e finisci qualcosa che lui aveva iniziato il disastro è molto probabile. Di conseguenza quando c’è eviterei di interromperlo a metà di un’azione.
Tutti lo conoscono, tutti o quasi lo frequentano, pochi riescono a stargli accanto a tempo pieno, cosa che comporterebbe non essere più i protagonisti, almeno non nel senso comune del termine.
Quando lo abbandoni spiegagli onestamente i motivi. Comprende e si accontenta anche di una relazione instabile… sarà perchè è lui la relazione.

Image
l’immagine ((“calderone alchemico con sirena”) non costituisce un indizio 😀
Annunci

lo zen o l’arte della sagoma

Miki, il barboncino di mia madre fa la pipì a forma di barboncino… ironico intervento durante una delle nostre interminabili discussioni.

Il cane ha esordito in modo davvero zen: mentre giocavamo avanti e indietro sulla soglia di casa – caldo/freddo, fuori/dentro, passato/presente/futuro, autoanalisi e contro-autoanalisi – e la verità emergeva a singhiozzo, ha fatto un ritratto di sè molto più preciso di quello che facevamo di noi stesse.

barboncino lascia una pipì a forma di se stesso

Mi risponde un amico facebookiano (Giacomo Bandini) :
‎”il cane ha fatto un ritratto di se moto più preciso del nostro…. quindi anche tu hai provato a fare pipì a forma di Caterina?”

Risposta perfetta… anche questa davvero zen!
Ora posso dormire tranquilla… 😀

Vite da precari/Precariato subacqueo (per Zop)

Ecco il mio racconto per il gioco di scrittura organizzato da Zop, dal titolo “Vite da precari” (zop.splinder.com)

Precariato subacqueo

Era fatta di squama vera, la sirena, ma affannata dalla nullafacenza decise di far fagotto e farsi finta, per non essere affettata e venduta in un flash al mercato del fish.
Per evitare fattacci si era fatta nuove fattezze: dalla fattrice una coda da fantoccio, dal falegname una roccia di legno di buona fattura. Si era fatta fare dal fattore un mare di fatato cartone, con pesci, molluschi, colleghe fattone. Per fortuna sua nonna era insegnante, così si era anche fatta fare lezione per fare la fatidica cantante. Contenta fattrice, già annusava un suo fat(t)iscente profumo (“scent of fatti”). Nella fattispecie, però, si accorse che nessuno la faceva fare cose di tal fatta, benchè fossero fattibili. In fasi in cui il fare non si faceva… che fare? Cantava, all’inizio, solo per fare e per far fare… ma, sfatta sul da farsi, disfece la sua fatua veste di fattucchiera. Infattibile fu il mestiere, ma l’assenza di fatti (e di fatturare) l’aiutò a fare: per conoscersi effettivamente cominciò a far canto internamente e lo sfarfallio del suo fare cominciò fattivamente a illuminare.

Image for Vite da precari/Precariato subacqueo (per Zop)

Insorpassabile

sorpasso01


Il Risi più grande…

se già allora il "boom" dava i primi segni di sboom
oggi si capisce perchè
sbadabang
boom boom
investimenti libidici sbagliati
scorrazzate simulacrali
onnipotenza materica
langue lo spirito
nella disintegrazione meccanica.

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: