Odette/Zéphora

Quoi qu'il en soit, et peut-être parce que la plénitude 
d'impressions qu'il avait depuis quelque temps, et bien qu'elle lui 
fût venue plutôt avec l'amour de la musique, avait enrichi même son 
goût pour la peinture, le plaisir fut plus profond et devait 
exercer sur Swann une influence durable qu'il trouva à ce 
moment-là dans la ressemblance d'Odette avec la Zéphora 
de ce Sandro di Mariano auquel on donne plus volontiers 
son surnom populaire de Botticelli depuis que celui-ci évoque 
au lieu de l'œuvre véritable du peintre l'idée banale et fausse 
qui s'en est vulgarisée. 

Il n'estima plus le visage d'Odette selon la plus ou moins bonne qualité 
de ses joues et d'après la douceur purement carnée qu'il supposait 
devoir leur trouver en les touchant avec ses lèvres si jamais il osait 
l'embrasser, mais comme un écheveau de lignes subtiles 
et belles que ses regards dévidèrent, poursuivant la courbe 
de leur enroulement, rejoignant la cadence de la nuque à 
l'effusion des cheveux et à la flexion des paupières, comme 
en un portrait d'elle en lequel son type devenait intelligible 
et clair. 

Il regardait; un fragment de la fresque apparaissait 
dans son visage et dans son corps, que dès lors il chercha 
toujours à y retrouver, soit qu'il fût auprès d'Odette, soit 
qu'il pensât seulement à elle, et bien qu'il ne tînt sans 
doute au chef-d'œuvre florentin que parce qu'il le retrou- 
vait en elle, pourtant cette ressemblance lui conférait à elle 
aussi une beauté, la rendait plus précieuse.

M. Proust

 Sandro_Botticelli_035
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8.3.2015 – EVA

Allora il Signore mandò ad Adamo un profondo sonno e,
mentre si era addormentato, gli tolse una costola”
Genesi, 21.2

Eva

Nasce dalla mezzaluna
dalle corna di toro
col suo teschio-utero nascosto
avrà per sé la terra
prima della storia
sull’osso ora si addensa
la sua onda.

Quando noi potremo essere ogni cosa
voi ritornerete dentro
vivendo un corpo-casa
cortile cisterna fuoco
sotto le volte-costola del padre.

Sarà dopo millenni
Eva,
che con le tue ossa
ricostruirai corpo, tempio, mondo
piegata sulla curva terrestre
arcuata Nut
sporgi una pancia-pianeta
dall’ombelico lo spazio si increspa.

Tara Bianca
Tara Bianca

maternità

il verde, rovesciato,
fa bianco
è latte nel cavo
osso nel ramo
lenzuolo sparso di gemme

la donna buca gli alberi
compone culle di corteccia
animali di foglia

un dondolio impercettibile
muove il bosco
e il sottobosco fa sponda
all’arca di noi due

leggendo con L

mutazione (omaggio atmosferico ad Asimov)

(omaggio atmosferico ad Asimov)

donna di molta fede

guardi le cinque dita

e sono cinque

finchè te ne nasce un sesto

accanto al pollice

color azzurro chiaro

tra poco comparirà anche ad altri

viola verde o di altri colori

 

è deciso

la razza abbandona il sistema metrico decimale

 

donna di molta fede

hai sospeso le tue cose

le cose dell’adesso

su un piano fluttuante

azzurro chiaro

 

con l’ausilio del sesto dito puoi afferrarle

la scoperta del pollice opponibile è doppiata

rivissuta

ripetuta

accade a tutti e lo sai

in un istante di telepatica festa

Amiche da morire!

Amiche-da-morire-Poster-copiaItalia, 2013 sonato, e finalmente una regista italiana 27enne riesce a girare un film che rompe. Che rompe dove il giovane Almodovar ruppe negli anni Ottanta: scardinare cliché e convenzioni – donna, uomo, bottana, santa, figo, sfigato, etero, omo, macho. Anche la scureggia non fu più se stessa dopo Pepi, Lucy, Bom e le altre ragazze del mucchio (1980).

Prima di lui c’era stato il Maestro, Buñuel (Il fantasma della libertà, 1974).
Mi è venuto in mente anche un più recente film greco L’orgasmo della mucca (1997), di Olga Malea, che avevo recensito anni fa.

Il Italia siamo ancora indietro – film e studi di genere servono come l’aria che respiriamo. Non bastano gli interventi raffinati e alti – raramente eguagliabili e non a tutti accessibili – di Alina Marazzi (Vogliamo anche le rose2007). C’è bisogno di una piccola selva di opere minori – e selva è una perfetta metafora per il vaginale anticonvenzionale che avanza. Anticonvenzionale per rispondere alle necessità di una società sempre più complessa… da almeno trent’anni.

Insomma la cassetta degli attrezzi è pronta, gli esperti ci hanno lavorato (studi di genere, alte scritture cinematografiche e letterarie), mancano modi efficaci e popolari per distribuirli al grande pubblico. 

Amiche da morire si muove in questa direzione, con un’avvertenza: non cadere in altre rigidità. Il problema infatti non è tanto avere categorie di pensiero e di classificazione  ma saperle modulare a seconda delle situazioni, usarli come strumenti e non applicarli in maniera automatica e acritica.

Amiche da morire di Giorgia Farina. Con Claudia Gerini, Cristiana Capotondi, Sabrina Impacciatore, Vinicio Marchioni, Marina Confalone, Corrado Farina, Antonella Attili, Tommaso Ramenghi, Adriano Chiaramida, Gaetano Aronica, Giovanni Martorana, Bruno Armando.

http://cinetrailer.it/Amiche-da-morire

lettera da una sconosciuta

Cara C.,è da un po’ che volevo scriverti… penso continuamente a tutte le persone che ho incontrato lungo il mio percorso professionale e con alcuni di loro, come con te e pochi altri, condivido i medesimi sentimenti di desolazione e rabbia nei confronti di questa situazione lavorativa, di assoluto ristagno, che ci pone in una difficile quanto umiliante condizione di perpetuo isolamento. A volte mi sembra di vivere in un racconto di Kafka o di Beckett, colpevole di un reato che non è mai stato commesso o alle prese con un nastro che registra le stesse parole da secoli… Il solo nostro errore è quello, forse, di non avere più il coraggio di creare un fronte unito, allearci, credere nelle nostre reciproche vocazioni e qualità e iniziare a creare nuove occasioni di lavoro alla stregua di quanto hanno fatto, in tempi di privazione molto più precari, i nostri nonni o genitori.

Oggi siamo molto soli, nonostante la nostra generazione condivida le medesime frustrazioni, le paure e le incertezze dovute proprio all’inesistente riconoscimento, alla assoluta mancanza di gratidudine e stima dei nostri referenti per tutti i sacrifici che abbiamo compiuto, l’impegno e la passione che mettiamo nello studio e nel lavoro. Come se il talento individuale, quel prezioso valore aggiunto che ciascuno porta in un ambiente professionale, sia una caramella gigante di cui succhiare tutto il sapore, con avidità e ingordigia!

Spero sempre in cuor mio che, giorno dopo giorno, magari riusciremo a trovare la forza e il coraggio di rischiare, fondare anche noi un’impresa, un’associazione, non importa cosa… una realtà diversa che sposi il nostro comune desiderio di credere, a dispetto del cinismo e l’alienazione in cui vogliono gettarci, che siamo ancora capaci di sogni e rivoluzioni. rivoluzioni umane anzitutto, basate sull’amicizia, la lealtà e la fiducia reciproca. Non so perchè scrivo proprio a te queste cose, ti ho sentita molto vicina e il linea con il mio pensiero quando ci siamo viste e scritte di recente.

Cara T., la tua mail è molto toccante e mi sono presa un po’ di tempo per risponderti. Condivido lo scenario pienamente: svuotamento e sfruttamento del merito (la metafora della caramella è perfetta), isolamento, incapacità di creare un fronte comune e, alla radice di tutto, l’incapacità di far propri dei valori (lealtà, fiducia reciproca) che possano creare unità (coerenza e fiducia nel rapporto con se stessi e con gli altri). Valori – questa parola un po’ demodè potrebbe tornare in auge se tanti non fossero caduti nella spirale cinismo/materialismo, trasformandola in un’ideologia o forse di più… in una fede e in un habitus quotidiano.

Nietzsche sosteneva che il cristianesimo fosse la più nichilista delle religioni perchè svalutava l’aldiqua in nome di un aldilà indimostrabile –  forse si potrebbe traslare il concetto affermando che il cinismo/materialismo è la più nichilista delle religioni perchè ignora sia l’aldilà che l’aldiqua – fatti salvi i suoi aspetti fenomenici. Eppure niente come etica, cultura, arte e immaginazione possono creare l’aldiqua, sono essi stessi l’aldiqua, la sua parte immateriale, la più importante. Ma non ci si crede più.

In molti casi non sembrano crederci neppure le generazioni precedenti: non resta che attendere che SPERIMENTINO o ricomincino a sperimentare sulla loro pelle quanto i valori rendano la vita immensamente più ricca. Solo facendo esperienza si può scegliere un cammino salutare: la maggioranza di noi è come S. Tommaso, non riesce a fidarsi delle idee pure, ha bisogno di “prove”.

Quello etico è un sentimento di tipo religioso – direi – anche quando  si parla di etica laica… non può essere in alcun modo sostituito da un’ideologia, da idee astratte,concetti: prima o poi se ne possono trovare di nuovi e opposti ugualmente convincenti (vedi l’esempio dei Sofisti). Occorre qualcosa di più, un’esperienza globale della mente e del cuore, alla quale spesso la paura ci chiude.Come te, ho molta fiducia in un cambiamento, che personalmente cerco di far partire da me stessa, con un lavoro interiore (non ideologico e aperto ai più diversi apporti) che dura ormai da anni. Si possono fare cose buone sono facendo pulizia dentro – lavoro faticoso ma pieno di gusto.

immagine ripetuta: da Lettere da una sconosciuta di M. Ophüls

pedo-fashion

La blogger Sabrina Ancarola  ha segnalato questo nuovo danno all’immagine femminile, del femminile più fragile, quello delle bambine:

Sfruttamento delle bambine

La questione della rappresentazione della donna, nel corpo e nello spirito, mi sta da sempre a cuore – stimolata anche, ai tempi dell’Università, dalla Prof. Elisa Giomi, impegnata da anni nei gender studies.

La domanda è:

possibile che i lavoratori della comunicazione non riescano a dire di no ai padroni nemmeno quando si tratta di minorenni?

Eppure non è necessario avere un sottile senso etico per capire che così si contribuisce a diffondere una mentalità malata.

Evidentemente oggi anche incontrare un grossolano senso etico è cosa rara.

Non resta che continuare a fare, tutti, il nostro paziente lavoro di contro-diffusione di valori salutari…

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