dal ricettario magico #1

il passato serve
in quantità necessarie
e così vale per il futuro
niente costringe
a gocciolarli dentro al pentolone

fra tanti ingredienti disponibili
perchè fissarsi su alcuni?
affacciamoci alla ricca tavola degli elementi
al rigoglioso album delle cose

abbandonando l’abitudine
il magico rifluisce

ci sono molte dimensioni
e, nel presente, un solo fine
miscela necessaria di un istante
immagine dal blog ilricordoperduto.wordpress.com
immagine dal blog ilricordoperduto.wordpress.com

prossima ricetta: un ingrediente indispensabile

Annunci

magicamente AUGURI

cari blogger & lettori di “Pozioni di parole”,

le feste natalizie dovrebbero rappresentare un momento di degustazione, rilassamento e meditazione…
spero che siano, per tutti noi, anche catalizzatrici di ispirazione!

ispirazione in ogni settore: magia, poesia, lavoro, decorazione di vasche da bagno, preparazione di broccoli al curry, pattinaggio sui tetti, ringraziamento creativo, intrattenimento dei bambini (piccoli e non), stesura di liste di proponimenti per il nuovo anno…
baci stellari

la stregona Katinkawonka e relativo micio nero

Image

il fogliettino nomade o “da passeggio”

Fra i supporti cartacei che continuo a usare intensamente (secondo solo al LIBRO) c’è IL FOGLIETTINO NOMADE O “DA PASSEGGIO”, molto utile per l’elenco delle cose da fare subito, tra un po’ o prima o poi, che accoglie tutto senza fare distinzioni in un allegro ordine, spesso senza gerarchia.

Certe volte fa sembrare le cose difficili, facili – o viceversa.

Oltre alle cose da fare c’è l’elenco “delle cose da comprare”; di solito più sono strane più restano scritte a lungo, saltando di fogliettino in fogliettino.

Una sotto-categoria delle cose da comprare è la lista della spesa, tipicamente quel fogliettino che sparisce fra gli scaffali del supermercato. Ma il fatto di averlo scritto è già d’aiuto perchè nel frattempo hai memorizzato.

Questi primi sono fogliettini nomadi “collettivisti”. Esistono anche fogliettini che accolgono una sola informazione alla volta, e niente più: l’indirizzo e l’ora di un interessante meeting,  l’importantissimo numero di telefono che ti cambierà la vita. Sono più numerosi ma poco longevi, giusto il tempo di compiere quella singola missione.

Il fogliettino nomade o “da passeggio” può essere:

– un post-it, non lo consiglio perchè la striscia adesiva attrae schifezze, insomma in realtà non è un fogliettino nomade ma stanziale, fatto per essere attaccato a qualcosa

– un foglio A4 usato, diviso in tanti frammenti tenuti insieme da una graffetta e posizionato nei pressi dell’ingresso – all’insegna del riciclo ma anche della monofacciata

– un foglio A4 nuovo, diviso in tanti frammenti tenuti insieme da un sasso e posizionato nei pressi della scrivania – la comodità del doubleface

– uno scontrino fiscale – non sempre si lascia scrivere ed è più utilmente impiegabile per realizzare micro barchette di carta e origami più complessi. Volendo.

– un biglietto del cinema, meglio se il film non ti è piaciuto

– un biglietto da visita con l’importantissimo numero di telefono che non ti cambierà la vita – perfetto per una breve poesia… a questo fine ho usato anche il segnaposto di un matrimonio, e lo consiglio

Concludo con i fogliettini nomadi che l’industria cartiera produce per noi (vedi foto), pensando alle nostre cose da fare subito, tra un po’ o prima o poi. Fogliettini nati e cresciuti con la vocazione d’essere fogliettini e “da passeggio”.

Possono essere tutti bianchi o colorati, sciolti o incollati da un lato in un unico blocco… hanno vita più o meno breve, le generazioni si susseguono copiandosi addosso cose vecchie e introducendone di nuove, tramandando liste di azioni non fatte e talora lanciando la sfida di missioni fra loro incompatibili.

Di ciò che è andato a buon fine invece, almeno per un po’, resta traccia nel mondo.

20131006_120325b

di lavoro #2 (e di metodo)

Nella cassetta degli attrezzi di categorie e concetti cerco di inserire quelli che mi appaiono più utili e pregnanti a descrivere e investigare una dato tema.

Non sempre il contesto dal quale tale “estrazione” di concetti viene effettuata è abbracciato in toto. Non è detto.

Ogni milieu filosofico-spirituale-culturale-artistico (e scientifico ovviamente, anche se per limiti di formazione personale posso frequentarlo solo nella sua traduzione divulgativa) può contenere in sè un efficace strumento per il lavoro di ricerca, sia che si tratti di ricerca individuale che di un lavoro inquadrato all’interno di un’istituzione.

E’ come se tale scelta degli “attrezzi del mestiere” fosse guidata da una miscela di necessità e  fiducia che porta a scegliere gli strumenti “giusti”, sempre con rispetto e riconoscenza per il contesto da cui essi vengono “estratti”. Sempre, il più possibile, con un vivo senso dei propri limiti ma anche delle proprie potenzialità.

Ad esempio pensavo a un termine come “cultura del lavoro“, utilissimo per parlare dell’Italia – paese ricco di cultura e, da Costituzione, fondato sul lavoro.

Il lavoro, che occupa gran parte delle nostre vite, è un modo di vivere e soprattutto di essere – non più soltanto un mezzo per auto-conservarsi.

Attualmente nel mondo dei lavoratori si assiste a una sorta di bipartizione: chi è cautelato in maniera meticolosa da ogni rischio di perturbazione economica e chi naviga in solitaria fra i flutti del Mercato.

Il problema è che l’essere umano non riesce a dare il meglio di sè nè in situazioni di eccessiva protezione – basti pensare ai tanti esempi di inefficienza nel pubblico impiego – nè in un clima di accentuata instabilità, dove la stessa sopravvivenza del lavoro sia messa di continuo in discussione (basti pensare al precariato… giovanile?).

E’ qui che interviene il concetto di “via di mezzo“, che “estraggo” dal milieu spirituale buddhista (e dalla cultura popolare) e mi pare assai pregnante. Quando Siddharta Gautama abbandonò l’agiata vita di corte e si dedicò a una pratica caratterizzata da intense privazioni si rese conto di questo: nè il lusso di cui aveva goduto nè l’ascesi estrema costituivano condizioni praticabili, condizioni sulla base delle quali continuare la sua missione di sviluppo coscienziale.

Con “sviluppo coscienziale” si intende qualcosa di molto ampio ed estendibile ad ambiti più specifici, anche all’attività professionale nel mondo definito post (-post) moderno.

Come fa notare in molti suoi scritti Corrado Pensa, noto maestro di scuola buddhista theravada, fortunatamente la saggezza (proveniente dalle più svariate fonti, spirituali e non) ha come caratteristica quella di non essere settoriale, di poter quindi  migrare attraverso contesti differenti della vita.

caro diario

Ho deciso di “perdere alcuni giorni” dal mio diario quotidiano (cartaceo).

Anzi non alcuni, probabilmente la maggior parte. Di dedicarmi solo agli snodi significativi. Anche restare immobile per venti minuti a osservare i passanti alla Stazione, come ho fatto ieri sera, può essere un momento significativo.

pagine bianche
pagine bianche

Ho tante cose a cui pensare, da fare, organizzare.

Ho anche capito che all’indispensabile “connettivo trasparente” che tiene insieme la “trama principale” dei giorni  non è possibile dare molto spazio.

E’ necessario sacrificarlo un po’, a meno di non potersi/volersi dedicare a una vita esclusivamente contemplativa.

Selezionare è difficile perchè tutto mi interessa, quasi niente mi annoia.

La “pratica della vita” – vissuta o scritta – somiglia a quella meditativa, il silenzio è fondamentale.

fra le mutande e l’abito da cerimonia una gamma interessante di possibilità

non è che se non si riesce a inserire la pratica meditativa formale (seduta) nella propria giornata sia necessario rinunciare a quella informale.

sarebbe come dire: non posso andare in abito da cerimonia quindi esco in mutande. La presenza mentale non è mai fuori moda nè fuori pratica.

Dà le vertigini  la gamma di applicabilità di tale principio 🙂

l'attore jason priestley ai tempi di beverly hills 690210 dal sito

il luogo del potere

vorrei un luogo di potere altro

quella per il potere, quando rivolta al BENE COMUNE, è una bellissima attitudine

costruiamo un nuovo parlamento, magari ecologico, magari con questa tecnica

o con altre, come pare a voi, purchè ci si muova

un ALTRO LUOGO, forse è la soluzione… UN LUOGO ALTRO

neppure la millenaria forma ad anfiteatro sembra sopportare più queste dinamiche antidemocratiche, pare crollare sotto le spinte di un terremoto impercettibile

i palazzi del potere non rispecchiano il popolo, appaiono come l’enorme rovina abitata da una tribù di scimmie

scimmie che si copiano fra loro nell’ignorare la realtà

scimmie che tra l’altro non sono capaci di cantare nè ballare!

vorrei un luogo di potere altro

quella per il potere, quando rivolta al BENE COMUNE, è una bellissima attitudine

costruiamo un nuovo parlamento, magari ecologico, magari con questa tecnica

o con altre, o come pare a voi purchè ci si muova

King Louie - foto da gameswalls.com
King Louie – foto da gameswalls.com

Idea!

l’IDEA, questa idea, quell’idea, la loro idea, la nostra

idea che va:

riconosciuta, conosciuta, ammessa, espressa, difesa, ribadita, scambiata, accolta, rifiutata

anche pensiero e parola e quindi l’idea sono azioni

lo scrive Wittgenstein e molti buddha d’Oriente

una mia idea, che idea, grande idea, cattiva idea, splendida idea, idea geniale… è poi davvero MIA?

è concetto e teoria, è perfetta

funziona per un attimo poi il successivo…. chissà

transitoria, vorresti afferrarla

perderla o contraddirla ti fa sentire Vuoto

come su tu fossi lei e lei te

non  spaventiamoci… il vuoto non è un bicchiere vuoto

se lo guardi bene quel vuoto è unità

l’unità che si realizza, istante per istante, con la Consapevolezza

Edi e Archimede, dal sito progettomatematica.dm.unibo.it
Edi e Archimede, dal sito progettomatematica.dm.unibo.it

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: