questa è luce naturale…

questa è luce naturale
la corrente non serve
e il ministero delle infrastrutture
non ha voce in capitolo
per farla funzionare
basta accendersi l’un l’altro
quando occorre
– pressione, tocco,
presa, strattone
sguardo, richiamo
sfioramento
mutua ricerca di pulsanti-pistilli
sottopelle
fra un buio e l’altro

basterebbe
che fossimo assunti
allo stesso titolo
per l’identico lavoro
dall’impresa di insegne luminose
per un risveglio d’uso quotidiano.

22449600_10156000740140466_1086770462900653268_nMan Ray, portfolio Électricité (dix rayogrammes), 1931.

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questione di scelte…

è la Coca-Cola che vende Armonia, o l’Armonia a vendere la Coca-Cola? Sei tu a scegliere se comprare Armonia o Coca Cola… in ultima analisi sei tu a scegliere se essere felice acquisendo un valore o solo una bibita. Se compriamo entrambi, sul prezzo di quello che vale di più è applicato uno sconto del… 100%. Se scegli di prenderti il meglio chi ci vuole consapevoli, liberi e felici ha vinto:

COCA COLA COMMERCIAL 1971

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#Madmen #DonandDick #meditation #insight
#cominciaresempre #breathing #NOW #gratitudine

note di pratica

DSC_0324nel percorso di evoluzione cognitiva, emotiva, spirituale non andrebbe sottovalutato il contributo… dell’arte di arrangiarsi;

presumibilmente una volta raggiunto uno stato di consapevolezza della mente-cuore (mindfulness) stabile esso sarà percepito come una condizione naturale, e che non costa fatica

di lavoro

Mi sento una monaca laica del XXI secolo: nascosta nei sotterranei fotografo documenti e li digitalizzo per “salvarli” dal deterioramento progressivo. Attualmente mi sto occupando di un fondo che consta fra i tre e i quattro milioni di lettere.
Ma il vero lavoro che faccio non è quello per guadagnarmi da vivere. La situazione di relativo isolamento in cui mi trovo è un incentivo a portare avanti l’attività spirituale che sottende, da alcuni anni, qualsiasi mia attività materiale.
E’ la meditazione vipassana o mindfullness, che fa capo alla tradizione del buddhismo theravada.
L’isolamento aumenta le possibilità di “fare specchio”, di usufruire di uno spazio neutro dove dedicarsi a quel  processo di autoconoscenza, potenzialmente illimitato, che la meditazione alimenta.
Se avessi un impiego che implica scambi continui ciò non sarebbe possibile, o almeno non in questa misura “semimonastica”.
Per i meditanti urbani come me il ‘fare specchio’ è praticabile anche nell’interazione con gli altri, ma a patto di avere momenti di raccoglimento formale (meditazione seduta, da soli o con altri). Immagino che ci possano essere fuoriclasse esentati da questa trafila ma non è il mio caso.
Sola davanti allo stativo posso prendermi pause meditative più facilmente che in altri contesti.
Il contatto con i manoscritti mi fa sentire in una sorta di Medioevo Postmoderno, dove dedicarsi alla conservazione della storia e della cultura passate e avvicinarsi all’Uno fanno parte di un unico movimento, della medesima intenzione.
Ogni tanto poi salgo a bere un caffè, a fare due chiacchiere con i colleghi e i tanti ricercatori di Storia e Storia dell’Arte che trascorrono le loro ore in sala di lettura.
Certe volte nell’aula conferenze, un anfiteatro ligneo molto bello, ci sono eventi – anche di poesia.
Insomma posso interrompere il “ritiro”.
E’ interessante come il destino mi abbia collocata qui.

a volte al momento di presenza
segue la nostalgia per quelli non vissuti
per quel buono stato della mente-cuore
stato… interessante
che si vorrebbe costante.

stativo

meditazione vipassana

Molto interessanti le pagine di “In Quiete”, sito di Gianfranco Bertagni dedicato alla spiritualità, dove è presente un ricco archivio di interventi su questa tecnica meditativa – sia sotto il profilo teorico che su quello pratico.

immagine tratta dal sito http://www.gianfrancobertagni.it

La meditazione buddhista di consapevolezza, il cui insegnamento risale allo stesso Buddha e che classicamente va sotto il nome di satipatthana o vipassana, potrebbe definirsi anzi tutto come la contemplazione del corpo e della mente.

II fondamento necessario per questa contemplazione è sia una certa stabilità fisica, vale a dire la corretta posizione del corpo, sia una certa stabilità o calma mentale, la quale richiede naturalmente più tempo per maturare. Tale calma mentale è facilitata dal prestare attenzione a un oggetto semplice come ad esempio il respiro.

C’è da osservare che non di rado, nell’ambito dell’odierna diffusione del buddhismo in Occidente, la necessità di questa preliminare stabilità interna finisce con l’essere sottovalutata. Cosa intendiamo con la parola consapevolezza? Intendiamo la pura attenzione silenziosa e non giudicante presente nel momento presente.

E contemplare il corpo e la mente vuol dire osservare con questa attenzione le sensazioni fisiche, l’avvicendarsi di attrazione e repulsione nella nostra mente, il succedersi di emozioni e stati d’animo; vuol dire osservare i pensieri e le immagini che accompagnano gli stati d’animo.

Lo scopo più accessibile di questa contemplazione si può racchiudere in tre parole: più pace, più saggezza, più compassione. Lo scopo più alto è la liberazione dalla sofferenza ovvero l’incontro con ciò che “non nasce e che non muore”, con l’Incondizionato che è luce senza misura.

Infatti, contemplando pazientemente, noi ci accorgiamo con sempre maggiore chiarezza e acutezza che la paura, la confusione, l’avversione e l’attaccamento che ci abitano producono una messe abbondante di sofferenza. E ci svegliamo gradualmente al fatto che le radici profonde della sofferenza non stanno fuori di noi, nelle cose, nelle persone, nelle circostanze ma stanno, piuttosto, dentro di noi, stanno cioè nel nostro modo di rapportarci con le cose, le persone (che includono noi stessi), le circostanze e gli eventi.

Vediamo che fino a quando la nostra relazione con tutto ciò è caratterizzata da attaccamento e avversione, ossia dall’identificazione con l’io e col mio, allora, inevitabilmente, gran parte di quello che ci capita non farà altro che alimentare disagio, insoddisfazione, insicurezza, separazione. Vedendo e rivedendo, alla luce della consapevolezza, questa verità fondamentale – e, insieme, tanto elusiva – comincerà a succedere che attaccamento e avversione prendono a disseccarsi, lasciando più spazio dentro.”

Corrado Pensa, da “Perchè meditare” – per continuare a leggere qui

mindfulness

“La mente pervasa dai ricordi del passato e preoccupata per il futuro perde la freschezza del momento presente. Siamo allora incapaci di riconoscere la luminosa semplicità della mente, che è sempre dietro il sipario dei pensieri”, scrive il maestro zen vietnamita Tich Nath Hanh.

Le pratiche meditative orientali, fra loro assai eterogenee per tecnica e tradizione, non servono a fare viaggi stellari ma ad entrare più in contatto con la propria mente e le proprie emozioni, allo scopo di riconoscerne il funzionamento e vivere il presente con maggior consapevolezza e vividezza.

L’ Istituto Lama Tzong Khapa di Pomaia (40 km a sud di Pisa), purtroppo recentemente colpito da un incendio che ne ha danneggiato la sala di meditazione, ospita corsi e ritiri di discipline appartenenti alle più diverse tradizioni (sia buddhiste che laiche), fra cui quelli promossi dell’A.Me.Co (Associazione di Meditazione di Consapevolezza), condotti dal noto insegnante Corrado Pensa.

La meditazione “di consapevolezza” (o “vipassana”) è la tecnica praticata da Siddharta il Buddha 2500 anni fa e mira allo sviluppo dell’attenzione al presente, partendo dalla concentrazione sul respiro per poi estenderla a movimenti mentali e stati d’animo. Il Centro Dhamma Atala di Luterano (Marradi), di recente apertura, si dedica unicamente alla vipassana, nella sua variante più rigorosa.

Il Centro Ewam (V. Reginaldo Giuliani 505/A) è una scuola di filosofia, psicologia e pratiche di Buddhismo Tibetano; tra i numerosi corsi settimanali (molti dei quali tenuti da laici), ne segnaliamo un paio: il metodo di autoguarigione del Ton Len (“prendere e dare”), a cura di G. Lanzara, L. Drighi e A. Malaspina, un tipo di meditazione guidata (con “guidata” s’intende che i maestri danno indicazioni agli allievi nel corso della sessione meditativa) finalizzata a migliorare la comunicazione affettiva con gli altri; un altro team d’insegnanti (R. Iuliano, L. Mazzei, P. Gianni, P. Mori e P.Lacerna) tiene invece un corso di “Schiné” (“calmo dimorare”): affine alla “vipassana”, mira a sviluppare l’attenzione, prima sul respiro e poi sulla mente (info: http://www.ewam.it/ewam/programma.shtml).

Presso il Centro Zen (V. Ponte alle Mosse, 17) si praticano lo “Zazen” (“postura corpo-spirito”), un tipo di meditazione seduta individuale e il “Kinhin”, meditazione camminata (“concentrazione sui passi, senza pensare né al prima né al dopo”), secondo la tradizione Soto Giapponese. Queste pratiche mirano allo sviluppo di presenza mentale nelle azioni quotidiane (anche quelle comunemente percepite come banali, come appunto camminare) allo scopo di divenire man mano più capaci di risiedere nell’attimo presente così com’è, in tutta la sua pienezza esperienziale, e sempre meno assorbiti dal “prima” (com’era la situazione in passato), dal “dopo” (come sarà in futuro) e dal “dovrebbe” (come vorremmo che fosse).

L’articolo sul Corriere Fiorentino

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